I tableaux vivants di Andrea Chiesa

Andrea Chiesa l’abbiamo scoperto su Instagram. Ci ha colpito la sua idea di “meshappare” arte e fotografia per reinterpretare l’attualità della quarantena a cui ci ha costretto l’emergenza Covid-19. Una versione photoshoppata dei tableaux vivants che non si limita a fondere opera d’arte e immagine fotografica, ma reinterpreta dei capolavori che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo, legandoli all’attualità. Andrea ha accettato di rispondere alle nostre domande, per raccontarci meglio il suo lavoro.

P.S. Sui social in questo momento c’è un’invasione di ricostruzioni di opere d’arte famose. La causa è la sfida lanciata su Twitter dal Getty Museum di Los Angeles, che ha invitato le persone costrette a restare a casa per la pandemia a ricreare dei capolavori (#GettyMuseumChallenge). Molti si sono cimentati fotografandosi dentro scenografie più o meno fedeli e indossando costumi che imitavano quelli del quadro preso a modello, altri sono andati oltre, con interpretazioni ironiche e divertenti. Questa versione ci pare particolarmente riuscita e capace di superare la semplice citazione.

Qual è il tuo percorso: sei un fotografo professionista, un artista o questo è solo un hobby?

Si tratta di un hobby. Non sono un fotografo professionista, ma un Ingegnere civile – architetto. Mi piace molto l’arte, in particolare la ritrattistica (un genere legato anche alla fotografia). Durante l’Università (e ancora oggi) lavoro spesso con programmi di fotoritocco e grafica per modificare immagini, realizzare fotoinserimenti o impaginare tavole di progettazione.

Il fotomontaggio è una tecnica che si usa da sempre in fotografia, non solo per fini politici e di propaganda, ma anche per fini artistici. La tua è un’operazione artistica?

Principalmente un’operazione artistica, ma se per propaganda si intende “attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre specifici atteggiamenti e azioni” allora posso dire che i miei fotomontaggi potrebbero essere interpretati anche come una forma di propaganda per idee e informazioni legate ai nuovi regolamenti per l’emergenza sanitaria. Volevo rappresentare concetti e situazioni legati alla quarantena, così ho pensato alla storia dell’ arte… perché l’arte  è un linguaggio semplice e univoco per comunicare con tutti.

Con il digitale il fotomontaggio è diventato facile da realizzare, esistono anche molte applicazioni che inseriscono la tua faccia in un quadro, un paesaggio, ecc. Invece le tue immagini sembrano create con un lavoro di post produzione molto ben fatto. Qual è la tua tecnica?

Utilizzo Photoshop. Osservo il quadro dove vorrei inserirmi e ragiono sulla direzionalità della luce e sulla postura che vorrei assumere. Mi scatto una fotografia su sfondo neutro e attraverso Photoshop ritaglio la mia figura, inserendola successivamente nel quadro (dove cerco sempre uno spazio libero o vuoto in modo da non alterare la composizione originale dell’opera. Successivamente lavoro sulla creazione di differenti “livelli”, cercando di creare effetti di sovrapposizioni e contatto con oggetti e superfici (sulle quali aggiungo le ombre che dovrei proiettare)… infine lavoro su Saturazione ed Esposizione in modo da uniformarmi per colori e luci a quelli già esistenti nel quadro.

Come ti è venuta l’idea di inserirti dentro opere d’arte famose?

L’idea del fotomontaggio è nata dalla volontà di rappresentare una persona qualunque all’interno di una nuova realtà: la vita in quarantena. Con gli attuali regolamenti è nata una routine differente, ma comune a tutte le persone; lavorare al computer, uscire sul balcone, cucinare, fare esercizio fisico o guardare la televisione sono diventate azioni ripetute nella quotidianità (come stati d’animo di “disperazione” e noia per l’isolamento). L’intenzione era ambientare queste azioni all’interno di ambienti domestici familiari. Le opere d’arte famose mi sono venute in mente proprio per la forza che esse rivestono all’interno della memoria collettiva: la stanza rossa di Matisse, il bar di Degas, il balcone di Manet (ecc…) rappresentano un’ambientazione e una scenografia “familiare” a tutti. Ho pensato che da un lato il fotomontaggio catturasse l’attenzione attraverso lo straniamento (all’interno del quadro c’è qualcosa di diverso)… dall’altro sul fatto che il “diverso” sta compiendo un’azione comune all’interno di una scenografia familiare, permettendo all’osservatore di leggere facilmente l’immagine e identificarsi nel suo protagonista.

Dove esponi i tuoi lavori? Hai mai fatto mostre?

Mai fatto mostre. Ho avuto quest’idea poche settimane fa e l’ho condivisa (esposta) su Instagram.

Qual è il tuo rapporto con Instagram? Usi anche altri social?

Ho scoperto Instagram abbastanza recentemente. Mi piace molto, soprattutto per il fatto che utilizza principalmente immagini e dà la possibilità di mostrare il proprio lavoro ad un pubblico ampio. Uso anche Facebook.

Campbell’s Soup Cans, Andy Warhol / Andrea Chiesa
L’Absinthe, Edgar Degas / Andrea Chiesa
Napoléon à Fontainebleau le 31 mars 1814,  Paul Delaroche / Andrea Chiesa
Le Balcon,  Édouard Manet  / Andrea Chiesa
La chambre rouge, Henri Matisse / Andrea Chiesa

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