Fotografia è partecipazione

La cosiddetta « fotografia sociale », quella impegnata, quella che vuole far riflettere, non è solo quella che sembra fatta apposta per vincere il World Press Photo. JR, per esempio, è un famoso artista francese che usa le fotografie come fossero graffiti. 

Lui stesso si definisce photograffeur. Il suo luogo ideale, infatti, non sono le gallerie o i musei. I suoi progetti spesso sono incollati sui muri nelle strade in giro per il mondo e servono per trasmettere dei messaggi socialmente importanti. Tutto questo lo ha fatto paragonare a Bansky, ma su di lui non c’è mistero. Si sa che il suo vero nome è Jean René e che si fa chiamare JR, come il cattivo della serie televisiva Dallas. È nato nel 1983 vicino a Parigi, a Montfermeil, e ha un vezzo, si fa vedere sempre con occhiali scuri e cappellino in testa. 

La leggenda narra che nel 2001 abbia trovato una macchina fotografica nella metropolitana parigina e che da lì sia partito tutto. Nei suoi lavori ci mette sempre dell’impegno sociale, cercando di coinvolgere e di esplorare le comunità, andando oltre le singole persone. È diventato famoso usando la tecnica del collage. Oppure trasforma le sue fotografie in manifesti che incolla per le strade, come fossero gallerie a cielo aperto, mescolando fotografia e street art. 

Spesso i suoi lavori sono riproposti in quei musei e gallerie che gli stanno stretti. Come Bansky, è stato in qualche modo assorbito da quello stesso sistema dell’arte contestato e che alla fine tutto ingloba, ma la sua capacità di rinnovare la fotografia contaminandola con nuove forme espressive e di renderla una creazione partecipativa resta comunque forte.  

Ora il Brooklyn Museum di New York gli dedica una mostra che resterà aperta fino al 3 maggio prossimo. È una retrospettiva – curata da Sharon Matt Atkins, Drew Sawyer, Phillip Leonian e Edith Rosenbaum Leonian – che ripercorre i lavori più importanti della sua carriera,  esponendoli su una superficie di quasi 2000 metri quadrati. 

Tra questi, c’è uno dei suoi primi progetti. Si chiama Portrait d’une Génération (Ritratto di una Generazione). Si tratta di una serie di ritratti di giovani della periferia di Parigi, realizzati dal 2004 al 2006, che abitano gli stessi luoghi dove nel 2005 ci fu la cosiddetta rivolta delle banlieu. Sono ritratti ravvicinati, realizzati a dieci centimetri dalla faccia con un obiettivo 28mm, chiedendo ai soggetti di fare delle smorfie o di fare paura. JR li ha stampati in grande formato e li ha incollati per le strade di quei quartieri illegalmente, senza chiedere nessun permesso. Ben presto, il Comune di Parigi gli ha proposto di affiggere quei manifesti sui muri del municipio e così il progetto da clandestino è diventato ufficiale.

Un altro suo progetto sempre in mostra nel museo di Brooklyn è Face 2 Face, realizzato del 2007 nei luoghi di conflitto tra Israele e Palestina. Si tratta sempre di fotografie di volti stampate in formato gigante, ritratti di palestinesi e israeliani che fanno lo stesso mestiere incollati ai lati opposti dei muri di separazione di diverse città israeliane.

Ma il centro di questa retrospettiva al Brooklyn Museum è il suo ultimo lavoro, The Chronicles of New York City, un enorme collage realizzato tra il 2018 e il 2019 fotografando, filmando e intervistando 1128 persone nei vari quartieri della Grande Mela e ricollocando le loro immagini all’interno di un grande mosaico. L’opera è multimediale, si può vedere e anche ascoltare. Inquadrando con il cellulare uno qualsiasi di quei volti, è possibile sentire in cuffia la sua voce, conoscere la sua storia. Lo scopo è ancora quello di raccontare la comunità locale e la sua eterogeneità.

Brooklyn Museum of New York
JR: Chronicles
4 ottobre 2019 – 3 maggio 2020

The Chronicles of New York City, 2018–19 (particolare). – © JR-ART.NET

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